Io mi ricordo…

Stamattina c’era un traffico terrificante, tutto bloccato, autobus strapieni e strade piene di tardoadolescenti che vagano senza un motivo.

Faccio appello alle scarse facoltà mentali e penso alla causa dei blocchi.

Unendo tutti i puntini è uscito fuori questo:

Esami di maturità.

C’è chi ripensa a sti esami con nostalgia, chi afferma che sono solo una stronzata, chi se ci ripensa inizia a tremare in preda a convulsione per la paura e chi venderebbe la mamma pur di non farli. Io sono un po’ di tutto questo. Maturata nel 1998 con 45/60 ( e me ne vanto in quanto numero dispari, la cui somma fa 9 che diviso per 3 fa 3, numero primo) se ripenso a quei giorni attraverso varie fasi:

1)      Cazzotto allo stomaco per la paura

2)      Acidità dell’organo di cui sopra per i caffè presi la notte prima dell’orale

3)      Occhi a cuore per i pomeriggi passati a pazzeggiare pur avendo una strizza inimmaginabile

Strizza inimmaginabile perché, diciamocelo, io facevo parte del nutrito gruppo di quelli che  “è intelligente ma non si applica”, di quelli che “studio poco perché sono per la teoria “minimo sforzo, massimo risultato”,  di quelli che “professò devo andare al consiglio studentesco, mi interroga la prossima volta, vè?”, di quelli che guardavano il professore di turno e sembravano pure concentrati, peccato che sotto i capelli lunghi c’erano gli auricolari che passavano Pablo Honey.
La preparazione agli esami è stata forse la cosa migliore. In pianta stabile a casa di G(u)aia, programma alla mano con tanto di tabella di marcia, ovviamente sfanculata già dopo le prime due pagine, birraccia zozza, Bauhaus e The Cure in loop per venti giorni e Billo, grandioso cane da riporto e soprattutto da furto di cartucciere zeppate di temi preventivamente copiati a mano in calligrafia incomprensibile e microscopica (chè ai tempi ancora non c’era internèt).

Quello è stato l’ultimo anno di esami alla vecchia maniera. Commissione esterna costituita da: professore di filosofia, allontanato dall’insegnamento due anni dopo causa ubriachezza molesta, professoressa di greco di 25 anni che si vergognava anche a respirare, professoressa di italiano, cugina del mio amico e presidente, entità eterea che nessuno ha mai visto. Come tutti gli studenti cazzoni portavo Italiano e Filosofia ( perché sapevo ‘na sega di latino e in matematica ero un caprone), Svevo e Freud. Due personaggioni scelti tra i tanti perché erano facili e perché erano mentalmente dei deviati ( non ditemi che uno che scrive un libro sullo smettere di fumare e l’altro che parla di fase anale non risolta non è un deviato). L’intero programma di un anno letto, imparato e ripetuto in una settimana, quella che c’era tra lo scritto e l’orale, con tanti ringraziamenti a Santo Bignami per la scienza infusa che ci stava donando.

E poi la mattina dell’orale. Ore 8 appuntamento davanti al cancello col Roscio, entrambi con gli occhi senza sonno, troppo caffè in corpo e le lacrime che sgorgavano da sole perché avevamo paura, una paura fottuta di non aprir bocca, di sentire qualche domanda che non avevamo messo in conto, di dover arrampicarci sugli specchi per domande sul Paradiso di Dante ( cosa davvero successa alla scrivente che si è trovata a parlare di astronomia per spiegare il primo verso del I canto del Paradiso)che, grazie al gran coglione del professore/vicepreside, non avevamo fatto, semplicemente di non farcela. Poi un’idea:

“Oh Roscio, andiamo via. Io c’ho il costume sotto. Andiamo agli scogli, facciamo il bagno e poi beviamo tanto, ma tanto, finchè non cadiamo in coma e ci svegliamo con la promozione in tasca perché gli facciamo pena”

“Sì Francè andiamo, vaffanculo a tutti. Non ce la faccio a entrà co sto stato d’ansia”

Ci allontaniamo ma dopo 5 passi, solo 5 eh, ci sentiamo due calci in culo ben piazzati dalla ciabatta del membro interno di greco, stimatissimo Prof. Napolitano, grand’uomo e gran donatore di calci.

“Un altro passo e v’ammazzo! Franceschiè, cammina dentro prima che te vatt! Alè pure tu, forz!”

E l’esame l’abbiamo fatto e passato. Io prima del Roscio, col roscio dietro di me che si stava sforzando di non piangere, a spiegare Freud in modo tale che le capre potessero capire ( non faccio la superiore, è stato l’ubriacone a dirmi “spiega Freud come se di fronte a te ci fossero delle caprette e prendi loro come esempio per spiegare il suo pensiero” O_O ) e a contestare Svevo e a prendere complimenti per una traduzione di greco copiata e un compito di italiano sulla bioetica talmente fatto bene da esser preso come esempio da tutti gli scienziati.

E poi di corsa sullo Sfera, mitico scooter che faceva 20 all’ora in discesa a casa di Gaia che doveva far l’esame il giorno dopo, a darle le dritte “Gaia, domani spiega Freud prendendo ad esempio i maiali, all’ubriacone je piace”.

E poi andare di nuovo a scuola a prendere il Roscio e farsi sto maledetto bagno vestiti, con ancora tutti i foglietti con gli appunti e il santo Bignami e iniziare a pensare a cosa cazzarola fare della vita da quel giorno in poi. Non so cosa pensassi ubriaca persa in quel pomeriggio ma mica m’è andata poi tanto male.

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8 risposte a Io mi ricordo…

  1. Lulu11 ha detto:

    fra, qua stasera tocca che andiamo a fare un po’ di baldoria, che dici?, così possiamo rimembrare i bei tempi degli esami e possibilmente anche di qualcos’altro 😉
    a proposito, ho trovato il centro dove hanno il vibro-coso!
    fra poco vado a pagare suon di quattrini e inizio (anche se in fondo speravo che ci fossi tu con me, la prima volta…

  2. Lulu11 ha detto:

    a proposito, leggevo nel tuo profilo sotto south park… sei la gabbanella?!?

  3. treppunte ha detto:

    io 42 nel 1997
    4+2=6:2=3

  4. aliceassassina ha detto:

    @Lulu: Bella, sei riuscita a dormire serenamente stanotte??
    Io ho sognato i draghi, vaff…
    Eppoi sì, sono un Gabbanella!

    @treppunte: mi avevano detto che la matematica era applicabile anche in altri campi e infatti…

  5. quellochemanca ha detto:

    Oddio…io c’ho ancora gli incubi…pensa che sul lungomare c’è un Hotel(”Riva”) che si chiama come la professoressa di matematica che mi ha rimandato ogni anno della mia vita al liceo e che io sognavo a distanza di anni svegliandomi tutto sudato e che io pur dovendo passare li davanti cerco sempre strade alternative…quasi quell’edificio possedesse influenze malefiche..

  6. anonimo ha detto:

    nulla a paragone alla strizza per certi esami universitari…
    Ti ho ritrovata, vedi, chi cerca trova… chissà se tu ci tieni?
    baci, Angel.
    Mi trovi anche su:
    poeesie.myblog.it
    raconteur.splinder.com

  7. treppunte ha detto:

    … la matematica non sarà mai il mio mestiere… per restare in linea con il titolo del post

  8. malaparata ha detto:

    Poi le cose cambiano, ora sei intelligente e ti applichi pure visto che questa tua finestra sul mondo mi piace assai assai e quindi ogni tanto mi affaccerò volentieri.
    cià
    giadim

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